Islanda – diario di viaggio – parte 1/3

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Islanda estate 2014. Questo diario di viaggio è la trascrizione del mio taccuino cartaceo del viaggio in Islanda. Ogni giorno riporta la cronaca del giorno stesso. Oltre a descrizioni e informazioni/spunti utili per un vostro eventuale itinerario in Islanda, contiene riflessioni strettamente personali lungi dall’ offendere nessuno.

             21 giugno 2014             

Primo giorno del nostro viaggio. Io , Jabba e Dewa partiamo da Malpensa con una strana calma e disinvoltura che per poco non perdevamo l’aereo per Keflavik, Islanda. Sul volo wow air uno steward è il sosia di Ryan Gosling e questo mi mette di buon umore. Il volo ci mette quasi 4 ore penso che viaggiare per così tanto non fa più per me (io abituata a voli da 16 ore!) , sono impaziente, starò  invecchiando? atterriamo a Keflavik e incontriamo Rice, anche lei atterrata da poco da Londra, ci portano a recuperare la macchina, una Nissan Qashqai 4×4, siamo nella tanto attesa Islanda finalmente, si parte!

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Inizialmente vedere le città e le case al lato della strada è veramente poco entusiasmante. Arriviamo a Selfoss decidiamo di fare un po’ di spesa da Bonus (una catena di supermercati che ha come logo un maiale con un occhio nero, ovviamente ce ne innamoriamo) e qui ci divertiamo a scoprire nani buffi e mascotte trash nel packaging dei vari prodotti. Un gusto davvero pacchiano, ma divertente di concepire il design. Mi sembra che gli islandesi siano rimasti fermi agli anni 70 come gusto estetico. Ma in fondo che serve? Forse si lasciano riempire di bellezza dalla natura che hanno sotto il naso tutti i giorni e questo basta. Comunque compriamo schifezze.

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Arriviamo finalmente alla casa affittata su airbnb e rimaniamo stupiti. È bellissima le foto sul sito non rendono giustizia. Ha finestre molto ampie aperte su un panorama incantevole. C’è una jacuzzi. Ne approfittiamo e rimaniamo a bollire nell’acqua per mezz’ora. Mangiamo le nostre schifezze da discount. dentro la jacuzzi. Siamo felici, guardiamo il cielo: il tempo è brutto e nuvoloso, ma la luce non ci abbandona mai. Oggi è il giorno del solstizio d’estate. Il sole non tocca mai l’orizzonte. Guardiamo spesso l’orologio per renderci conto se è tardi. Quando andiamo a dormire è mezzanotte e 59 nemmeno troppo tardi. chiudiamo quindi tutte le persiane per non far entrare la luce, ma ci addormentiamo subito. Siamo stanchi e va bene così.

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              22 giugno 2014             

Giorno 2. Sveglia stranamente presto. Siamo pronti per una colazione idilliaca nella natura, prato verde in riva al fiumiciattolo che passa vicino a casa, ma siamo troppo ottimisti. La natura attorno ci frega. Siamo circondati da una palude. Torniamo a casa. Facciamo colazione sulla veranda esterna e poi partiamo per Geyser per vedere i suoi geyser che hanno dato origine al nome di tutti i geyser del mondo. Il paesaggio finalmente inizia a essere interessante. Interessante ma non riesce a emozionarmi. Andiamo ora alle cascate di Gullfoss: sono immense e spettacolari. Ma non so perché non riesco a riempirmi di entusiasmo come mi ero immaginata. Allora penso a come è brutto vedere una meraviglia della natura come quella e non provare niente. Mi chiedo come mai. È normale o c’è qualche conseguenza nel mio stile di vita, con il lavoro che faccio sempre a computer, che mi ha spento qualche ricettore? Disegno. Non sono molto serena. Ma mi do tempo.

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Gullfoss

Decidiamo di andare in direzione del ghiacciaio Langjokull tramite pista F (strade dissestate percorribili solo con fuoristrada) e avvicinarci il più possibile.
Non so cosa succede allora: sarà il mutare della forma del paesaggio, la vivacità del cielo, i colori, la strada desolata.
Ecco mi pervade un senso di libertà. Ma non una libertà stile “fuck you all non torno più a casa”. Ma libertà di accettare e ammettere sinceramente le sensazioni che provavo nei riguardi della natura in quel momento. Mi sentivo una spettatrice inerme e piccola. Davanti a me il paesaggio più bello che avessi mai visto. Non sono emotivamente scossa, come quel giorno in cui ero scoppiata a piangere contemplando la natura di un parco a Tokyo. Non posso aspettarmi ogni volta di commuovermi e capire qualcosa della vita. Ma forse inizio a capire che mi sono allontanata un po’ dalla via giusta. Do importanza a cose che non lo meritano mentre le cose importanti manco le vedo per poco. ho riflettuto su questo in quel bellissimo luogo.Arrivati alla meta vediamo il ghiacciaio a pochissimi metri da noi e bevo l’acqua gelata del lago dinnanzi.

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Oggi ho visto tanti arcobaleni.
Non so perché ho pensato a mio padre.
Al primo arcobaleno ho parlato con mio padre e gli ho dedicato due preghiere. Ne ho visti poi altri due che sono apparsi e scomparsi delicatamente.
 Allora ho chiesto a mio padre di farmene vedere ancora un altro come segno che è sempre con me.
 Poco fa ho fatto caso a un uccellino che si è appollaiato sullo stecciato di casa. Sopra di lui si è intravisto un arcobaleno.

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             23 giugno 2014             

Ci svegliamo riposati e pieni di energia. Oggi decidiamo di dirigerci verso il vulcano Eyjafjöll senza un’idea precisa. La giornata meteoreologicamente parlando è splendida. Le nuvole sono basse, il cielo di un azzurro accesissimo. Anche il tipico tempo “sereno” è completamente diverso dal nostro! Durante il tragitto capitiamo vicino a una cascata, Seljalandsfoss, ci fermiamo e l’ammiriamo, camminiamo dietro la sua cortina d’acqua, ci arrampichiamo sulle rocce. È molto entusiasmante e insolito.

pylsuFelici ci fermiamo a mangiare un Pylsur, il famoso hotdog islandese fatto con carne di agnello, estremamente buono, insieme a un caffè caldo che ci scalda il corpo (anche se c’è il sole ed è fine giugno l’aria è freddissima).
Prendiamo la macchina e dopo un po’ di viaggio arriviamo a Skogafoss, davanti a questa cascata più grande rimaniamo a bocca aperta. È enorme! Mi avvicino e ovviamente mi infradicio tutta. Ma la sensazione è bellissima mi sento come di avvicinarmi a un essere superiore e vivo, mi sento presente, i miei sensi sono svegli. Ai piedi della cascata ci compare a pochi passi un arcobaleno circolare che scompare poco dopo. È la prima volta che ne vedo di così vicini.
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Saliamo la ripida scalinata che fiancheggia la cascata e arriviamo su un altopiano che ci permette di vedere la sua origine.Davanti a noi una distesa immensa di erba verde e morbida oltre che un panorama mozzafiato. Sembra un angolo di paradiso. Riesco a trovare un piccolo fosso d’erba dove adagiarmi per riposare. Chiudo gli occhi e medito. Cerco di fondermi con il terreno, provo a immaginare di essere inglobata dalla natura ed essere parte integrante di essa. Trovo il tempo per disegnare. Sono tranquilla, sento la pace. Vivo nel presente. La mente non divaga. Vivo e respiro.

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Nel pomeriggio ci dirigiamo verso Vik, ma prima facciamo tappa in un posto non definito in cui ci sono delle formazioni rocciose molto particolari che sembrano scolpite con uno strumento di precisione, come dei rettangoli posti uno vicino all’altro. Il mare si infrange su queste rocce , anche qui il paesaggio è surreale.  IMG_8180

Iniziamo a essere un po’ stanchi e quando si è stanchi sembra che non si abbia abbastanza concentrazione per essere consapevoli di cosa si ha davanti agli occhi e quindi apprezzarne la rarità e la bellezza. Dopo qualche km arriviamo finalmente a Vìk. Come prima cosa vediamo la lunga spiaggia nera lavica. Estremamente poetica: la striscia bianca del mare in contrasto con la striscia nera della sabbia. sembra una fotografia artistica. Penso che se vivessi lì potrei diventare una scrittrice da quanti pensieri malinconici e profondi ispira questo posto.
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Mangiamo in un cafè vicino, Jabba prende una tipica zuppa di pesce alla paprika rinominata “il paprikone”, io prendo un panino buonissimo con salmone, estremamente affamati finiamo annaffiando il tutto con dell’ottima birra vichinga. Il ritorno in macchina è lungo (3 ore e mezza), ma il paesaggio e la luce onnipresente ripaga sempre così non dispiace passare un po’ di tempo guardando fuori dal finestrino ascoltando i Sigur Ross (dopo bjork i più famosi in islanda). Sorpassiamo in macchina una mandria di cavalli che ci corrono vicino.

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Torniamo la sera stanchi e felici. Però questo non ci impedisce di compiere il nostro, ormai, rito notturno: bagno nella jacuzzi. Riempiamo la vasca. Nel frattempo io e Rice scattiamo un set fotografico con le corna e teschi di cervo (??) piazzati nel giardino di Burgur (il nostro padrone di casa) e con la sua coltivazione di patate nell’orto adiacente casa fingendoci coltivatrici convinte… Sfoggiamo con orgoglio i nostri maglioncini islandesi appena acquistati. Finalmente la vasca è piena, quindi Jacuzzi a mezzanotte bevendo birra Viking con luce morbida del sole di mezzanotte.
Sarò ripetitiva ma è  tutto così surreale e meraviglioso.
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continua…

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